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[viaggio] Bici + treno estate 2012, Germania e Rep. Ceca

Esperienze di viaggio turistiche nazionali e non...

Moderatore: TreniBelluno Staff

[viaggio] Bici + treno estate 2012, Germania e Rep. Ceca

Messaggiodi e550 il ven mar 29, 2013 18:48

L'estate del 2012 è arrivata e con essa la voglia di andare un po' a spasso fuori dall'Italia.
Le idee sono tante, vorrei andare di qua, no di là è meglio, ma alla fine decido di ritornare su zone già viste alcuni anni fa.
All'inizio una idea prevedeva di fare un giro verso la Spagna, ma la stagione estiva non è la più adatta per viaggiare in bici in zone calde.
Un amico era intenzionato ad aggregarsi, per questa volta non è stato possibile, chissà che leggendo il resoconto non gli venga la voglia di "osare".
Così decido di girare un po' la Germania nella Turingia meridionale, zona di Sonneberg, per poi spostarmi verso Praga dove degli amici si recheranno verso la metà di agosto.
Il tempo è sempre brutto, specie a nord delle Alpi, così di rinvio in rinvio siamo già ad inizio agosto e ancora non mi decido.
E' già tutto pronto per la partenza quando giunge la notizia del nubifragio che ha devastato la zona del Brennero, bloccando strada e ferrovia; e pensare che inizialmente avevo deciso di partire proprio per quel giorno, ma un'occhiata alle previsioni meteo mi aveva sconsigliato di partire.
Meno male, però il tempo passa, mentre il meteo migliora, ma le notizie indicano che sia la Pusteria sia il Brennero sono chiusi al traffico ferroviario.
La mattina del 6 agosto salgo sul treno per Calalzo, farò come al solito, ciclabile ex SFD fino a Dobbiaco e poi si vedrà.

La bici è la solita, nessuna modifica rispetto allo scorso anno, a parte la sostituzione del movimento centrale che aveva esalato l'ultimo respiro sulle colline della Turingia.
Il bagaglio è quello usuale, stavolta parto un po' più leggero avendo lasciato a casa alcune cose non necessarie, la bilancia si ferma un po' sotto i 20 kg tutto compreso.
Tutto compreso vale a dire che c'è anche l'attrezzo per prendere i particolari "souvenirs" che spero di trovare dove li avevano dimenticati. :mrgreen:

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Per quanto la ferrovia per Calalzo sia considerata un ramo secco, per quanto l'associazione per delinquere che gestisce politicamente e materialmente il trasporto ferroviario si dia da fare per rendere il treno sempre meno utilizzabile, a bordo non siamo in pochi e non sono l'unico in bicicletta.
Se solo... ma questo lo vedrò in Germania e in Cechia, non certo qui da noi.

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Visto che le prospettive di viaggio non sono tanto favorevoli e che vorrei arrivare più in su possibile, tiro dritto fino a Dobbiaco.
La ferrovia della Pusteria funziona, non ci sono ritardi, così prendo il treno per Fortezza.
L'alternativa sarebbe quella di scendere a Lienz, Spittal, traversare i Tauri e scendere verso Salisburgo per raggiungere Monaco; troppo lunga.

Questa volta ho rischiato. Il fondo della ciclabile è bello regolare, la pendenza mai eccessiva, così verso Cimabanche riesco a correre un po' quando la pendenza diminuisce.
Ma non ho fatto bene i conti con le recenti piogge, una pozzanghera apparentemente innocua si rivela una trappola.
La gomma liscia, il notevole peso della bici, la velocità, il fanghetto che è come il sapone... difficile tenere 35 kg di bici che decidono di andare dove vogliono, in un attimo sono a terra.
Nemmeno iniziate e già a rischio... per fortuna ho solo una piccola sbucciatura al ginocchio, cadendo la bici è andata da una parte e io dall'altra, uno strappo alla maglia dove c'è la fascia del cardiofrequenzimetro, le borse sono ancora attaccate e la borsa della macchina fotografica è inzaccherata.
Niente di rotto, tutto a posto per fortuna!
Alla prima fontana utile mi do una lavata, la polvere impalpabile di dolomia è diventata cemento e sono più bianco che altro.

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A Fortezza trovo la buona notizia. A due giorni di distanza dal disastro la ferrovia è stata riaperta, quindi al Brennero salirò in treno.

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La vista dal treno non è delle più piacevoli, già prima di Vipiteno si capisce che le proporzioni del disastro sono notevoli.
Acqua e detriti sono dappertutto, le foto sono eloquenti.

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Qui siamo tra Vipiteno e Colle Isarco.

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Dal Brenero a innsbruck la ferrovia è chiusa, si sta lavorando al rinnovo totale del binario.
Poco male, è tutta discesa e questo era nei programmi.

Una curiosità: devono lavorare su un elettrodotto, stanno montando una protezione costruita con pali di legno.
Dalle nostre parti non si lavora più così, siamo noi troppo moderni o sono loro arretrati?
Oppure, pragmaticamente, questa è la soluzione più rapida ed economica per risolvere il problema?

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Il Ponte Europa, per una volta riesco a vederlo da sotto con il bel tempo.

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A Innsbruck riprendo il treno, arriverò a Monaco in serata.
Ma prima bisogna dare una sbirciatina a questa locomotiva...

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Dopo cena torno in stazione per fare il biglietto per l'indomani, ho deciso che prenderò un treno fino a Hof e da lì via in bici verso le colline della Turingia.

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1/ continua.

P.S.: se le immagini si vedono solo parzialmente, nelle impostazioni del pannello utente è necessario selezionare alla voce "Preferenze" lo stile "prosilver", altrimenti con il "prosilver special edition" risulteranno tagliate e dovrei metterle di larghezza troppo piccola perché siano apprezzabili.
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Monaco - Hof - Bad Steben.

Messaggiodi e550 il sab mar 30, 2013 11:12

2/ Da Monaco a Bad Steben

Ore 9 e qualche minuto, parte il treno "Alex" per Regensburg - Hof.
La compagnia che effettua questo treno è di proprietà del gruppo FS.
Che c'entra, direte.
C'entra, perché questo è di fatto un treno regionale, il contratto tra il Libero Stato di Baviera e l'impresa ferroviaria è chiaro al riguardo.
Non è il solito regionalaccio sporco e scassato a cui siamo abituati, ha persino la carrozza bar ed è bello robusto come composizione.
Qui si sale con il biglietto regionale o, ancora meglio, con il "Bayern-Ticket".
Questo biglietto è a tutti gli effetti un abbonamento integrato valido su tutti i treni regionali e i mezzi pubblici della Baviera.
Con 20 euro si viaggia dalle 9 alle 03 del mattino dopo senza pensiero di fare altri biglietti, senza preoccuparsi della compagnia di trasporto.
In Veneto ci raccontano un sacco di balle, la più clamorosa è quella del "biglietto integrato" che non sarebbe possibile senza una unica compagnia di trasporto pubblico, che gestisca tutto, dal salvagente in laguna all'asinello del Monte Rite.
Nulla di più falso, ripeto, e mi vien da pensare che in Regione più di uno agisca in malafede.
Ma perché non vengono a farsi un giretto in Baviera?
Ad ogni modo, che si tratti di incompetenza, malafede o "associazione per delinquere", il contrasto è stridente.
Non è il caso di dare la colpa alla Germania se i trasporti pubblici non funzionano da noi.
Ci siamo capiti, spero.

Si parte, la "Taurus" scatena la sua potenza con accelerazioni mai provate in Italia.
Qui non si fanno le pippe mentali nostrane, qui i treni devono camminare, "treno fermo non fa danno" in Italia, "treno fermo non porta gente" in Germania.
Difatti il treno è praticamente pieno, mi farò le tre ore e mezza di viaggio verso Hof seduto su uno strapuntino del vano bici della "UIC-X" trasformata per metà in carrozza bici, in compagnia di un gruppo di metallari reduci da un raduno metal da qualche parte della Germania e diretti a Lipsia.
E su questo treno ce ne sono ben tre di carrozze bici, tutte piene!

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A Regensburg si cambia, ma non treno, si cambia trazione.
Otto minuti di sosta e la Taurus lascia il posto ad una Eurorunner Diesel, poi via verso Hof.

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La stazione di Hof è cambiata parecchio dalla mia ultima visita di due anni fa.
L'elettrificazione è arrivata fin qui, a completamento della linea che proviene da Chemnitz (e Dresda, Lipsia, Berlino).
Per sostenere la linea aerea i tedeschi usano il classico sistema delle torri a traliccio con sospensione a catenaria.
Da noi avrebbero installato quegli orrendi portali a traliccio, almeno 2000 tonnellate di ferro per tenere su quattro fili... come si fa a non pensar male?

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La vecchia passerella pedonale in ferro intralciava ed è stata demolita, al suo posto c'è questo nuovissimo ponte che permette il passaggio a biciclette e disabili in carrozzina.
Costruito e aperto prima che sia completata l'elettrificazione, qui i diritti dei pedoni sono sacri, la ferrovia non deve essere una barriera insormontabile.
Le auto? fanno il giro, ovvio.

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Questo però non mi piace...
La vecchia rotonda del deposito locomotive è stata parzialmente demolita, forse era pericolante dopo decenni di abbandono, peccato.

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Dopo il necessario rifornimento di cibarie finalmente si parte in bici, direzione Bad Steben, al confine con la Turingia, verso ovest.
Stavolta non seguo il corso della Saale, già percorso anni fa, anche se così facendo dovrò sorbirmi non poco dislivello su e giù per le colline.
Ma il panorama è bello, il tempo anche e le strade sterrate hanno un bel fondo.

Curioso questo ponte ad archi a sesto acuto, risale al 1850 circa.
Un suo simile era a Desenzano sulla ferrovia Milano - Venezia costruita dagli austriaci nel 1840-1850, la Seconda Guerra Mondiale lasciò solo macerie.
Anche qui lasciò macerie e divisioni, il mondo occidentale terminava a Hof e per passare oltre, verso Berlino, ti piombavano il treno, non potevi scendere né aprire le porte.
Vent'anni dopo è un "brutto" ricordo.

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E poi c'è lei, la ferrovia, la linea Hof - Bad Steben anch'essa tagliata dalla Cortina di Ferro.
Una linea che definire secondaria è poco, che raggiunge una modesta località termale di 3560 abitanti all'estremo nord della Baviera, a circa 400 km da Monaco.
Eppure il treno arriva ancora fin qua.
I passaggi a livello sono con semibarriere solo per le poche strade di una certa importanza, tutti gli altri hanno giusto un segnale luminoso o neppure quello.
Il treno non corre, al massimo va a 60 km/h e ad ogni PL incustodito deve rallentare, suona e poi riaccelera.
Non mancano punti suggestivi.

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Le stazioni sono minimali: un cartello, un marciapiede nemmeno asfaltato.

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Le curve devono avere un raggio ben stretto, se si ricorre alla controrotaia e il limite di velocità è di 20 km/h!

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Questi cocci ricordano che una volta le comunicazioni viaggiavano sui fili aerei.

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Arrivo a Bad Steben, capolinea di questa breve ferrovia, trovo un alloggio a due passi dalla stazione.
In fondo sono in un paesello come tanti dalle nostre parti, il Cadore al confronto è una megalopoli.

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Ma non dimenticate che ho ancora il Bayern-Ticket valido fino alle 3 dell'indomani, e qui l'ultimo treno per Hof parte alle 21.42 e torna alle 23.20!
Avete capito che cosa intendo fare?

2/ Continua.
Ultima modifica di e550 su sab mar 30, 2013 11:27, modificato 1 volte in totale.
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Giretto in treno. E racconto volutamente polemico.

Messaggiodi e550 il sab mar 30, 2013 11:26

3/ Giretto in treno, molto istruttivo.

Si, visto che il biglietto è ancora valido intendo sfruttarlo per un giretto fino a Hof con l'ultimo treno della sera.

Il servizio è svolto dalla Agilis, una della tante compagnie di trasporto "private" che in Germania prendono in appalto il servizio su determinati gruppi di linee.
Fino a un paio di anni fa qui prestava servizio la Vogtlandbahn, oggi di proprietà Trenitalia, ma al momento del rinnovo hanno perso la gara, vinta da un altro che ha chiesto meno contributi pubblici per effettuare lo stesso servizio.

Questa è la prima dimostrazione che non serve una compagnia unica per gestire il servizio, basta che lo Stato faccia il suo dovere.
In Baviera una compagnia unica dal bus al treno passando per tram e metropolitane sarebbe una mostruosità perché lo stato è enorme, è vero che il grosso del servizio ferroviario è ancora garantito dalle DB, ma i piccoli si fanno spazio.

Dunque il treno per Hof viaggia dalle 6.37 alle 21.42, cadenzato al minuto .37 verso Hof, ogni ora, per 16 corse in un verso e altrettante nell'altro.
Da Hof parte al minuto .33 e solo l'ultima corsa della sera parte con un intervallo di due ore, dalle 20.37 si salta alle 22.37 (così si allunga il termine del servizio).
Niente IPO durante la giornata, ci sono ben SEDICI coppie di treni!
In una stazione intermedia si fa incrocio, non è un servizio a spola.
Solo le ultime due corse della sera non sono strettamente cadenzate, partono un po' più tardi perché non effettuando incrocio impiegano qualche minuto di meno e per arrivare a Hof nell'orario esatto di nodo possono permettersi di farti restare a Bad Steben qualche minuto in più.
Non ti fanno aspettare CINQUE minuti fermo nella stazione intermedia senza incrociare alcunché.

Dunque... a Bad Steben il binario è tronco, non vi sono segnali di partenza.
Come funziona?
C'è una sola lucetta blu che all'ora giusta lampeggia.
Niente capostazione, ma il controllore a bordo treno c'è.
Visto che sono l'unico passeggero in partenza, visto che scatto foto, il capotreno è incuriosito e cominciamo a dialogare.
Anzi, già che c'è, domanda al macchinista se posso accomodarmi in cabina... non mi par vero!

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Il treno è un nuovissimo RegioShuttle Br650 della Stadler, automotrice a pianale ribassato per servizi vicinali.
Rodiggio Bo-Bo, due motori da 275 kW, velocità di 120 km/h e ottima accelerazione.
Dalle specifiche Stadler può viaggiare in comando multiplo fino a 5 unità.
Ampie vetrature, luminosità e ambiente unico lo rendono simile ad un grande autobus, una versione moderna dello "schienenbus".
Questo è allestito con 101 posti a sedere, in parte su strapuntini, con spazio multifunzione per carrozzine e bici, una ampia toilette per disabili.

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Sono l'unico passeggero :mrgreen: , quindi... perché un treno e non un bus?

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Semplice: perché il treno è più spazioso, più comodo, puoi portare bagagli ingombranti, chi è su una carrozzina sale e scende con facilità, il treno viaggia con il bello e il brutto tempo, con il sole o con la neve.
Con la neve i bus vanno fuori strada, e quassù di neve ne cade tanta!
Così parlò il capotreno.

Dalla cabina, anche se è notte, si può capire parecchio.
Intanto questi hanno i "fernlicht" o fari di profondità, ci vedi veramente bene e per una linea dove si marcia praticamente a vista con PL incustoditi e rallentamenti continui qusto è fondamentale.
Poi vedi che il PL è comandato dal macchinista con una "pistola laser" (è quella gialla appoggiata sul banco di guida), quindi viene attivato solo al momento opportuno, resta chiuso pochissimo; gli automobilisti ringraziano.
Una luce lampeggiante avvisa della avvenuta chiusura.
Non c'è un DCO che lo deve chiudere, magari a 200 km di distanza!

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Nelle fermate intermedie salgono e scendono alcune persone, ma il numero non raggiunge le dita di due mani.

A Hof arriva sullo stesso binario del servizio corrispondente per Selb Stadt, altra località servita dalla Agilis; uno che dovesse proseguire non deve nemmeno cambiare marciapiede; un binario, due treni.
Naturalmente nei 23 minuti di "cambio", che sembra un'eternità, a Hof giungono e partono i servizi da e per Monaco, Norimberga, Dresda.
Chi arriva o parte con la lunga percorrenza deve aspettare al più una decina di minuti.

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Nel tempo di attesa mi ricordo di fotografare un avviso, l'elettrificazione e la nuova passerella di stazione.
Faccio notare che per elettrificare 73 km di linea a doppio binario, tra Hof e Reichenbach, hanno speso circa 120 milioni di euro.
Linea tutta all'aperto, senza gallerie, al più qualche sovrappasso da rifare.
Giusto per rendere l'idea, le nostre due linee bellunesi non elettrificate che si sviluppano per circa 160 km, contano la bellezza di 87 gallerie, e rifare una galleria costa, costa, costa.

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Non manca la emettitrice dedicata (che vende tutti i biglitti) e c'è pure a bordo treno.

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Nel viaggio di ritorno siamo in tre passeggeri, oltre a macchinista e capotreno, ovviamente.
Chiacchiero ancora un po' con il capotreno, gli domando dove proseguisse la linea, così mi spiega che Bad Steben è sempre stata stazione terminale, la linea per Saalfeld si staccava da Marxgrün ed entrava nella "Hollental", Valle dell'Inferno, fino a Blankenstein dove tutt'oggi termina la linea da Saalfeld.
Nei progetti c'è la ricostruzione della ferrovia, la ricucitura di una delle tante ferite della Seconda Guerra.
E pure da Selb si intende ricostruire la linea che andava in Rep. Ceca.

Da noi si eliminano i treni per i posti di confine e si chiudono ferrovie, da loro le riaprono e si va oltre confine in treno.

Ore 23.22, Bad Steben.
Il treno torna indietro a vuoto, non dorme qui.

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Io invece dormo qua vicino, domattina si va giù per la Valle dell'Inferno alla ricerca della ferrovia perduta.

3/ Continua.
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Re: Viaggio bici+treno estate 2012, Germania e Rep. Ceca

Messaggiodi aln il sab mar 30, 2013 18:19

Un racconto interessante e avvincente! :D

Uno guardo ad un altro modo di fare servizio, un viaggio d'istruzione che in molti dovrebbero fare per portare anche a casa nostre le cose buone. Senza inalberarsi in un "sciovinismo de noantri" il più delle volte costruito sul niente.
Confronto viaggiatori gen. 2015 - gen. 2016: linea BL-Conegliano +11,4%; linea BL-Calalzo +8,8%;
linee BL–TV/PD +1,7%, nonostante il controverso "cambio di Montebelluna" e i "profeti di sventura" secondo i quali nessuno avrebbe più preso il treno. #Sapevatelo!
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Re: Viaggio bici+treno estate 2012, Germania e Rep. Ceca

Messaggiodi e550 il sab mar 30, 2013 18:50

Grazie!

Non serve nemmeno venire fin quassù, basta fermarsi all'altezza di Monaco e osservare i servizi della BOB verso l'Oberland Bavarese.
Ne parlerò alla fine del viaggio.

Per un certo verso è stato utile ritardare la pubblicazione fino ad oggi, ora che dal velo di omertà è trapelato il famigerato progetto regionale ho modo di calibrare il racconto in maniera più specifica e mirata.

Domani si va in Turingia, "zona povera" della Germania, ma povera per davvero, se pargonata alla ricchissima Baviera.
Se i bavaresi si possono permettere ben sedici coppie di treni al giorno su praticamente tutta la loro rete ferroviaria, che faranno i poveri ex-DDR che vent'anni fa erano ridotti come l'Albania?
Lo scopriremo tra poco.
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Ritorno in Turingia.

Messaggiodi e550 il sab mar 30, 2013 19:24

4/ Ritorno in Turingia

La mattina del terzo giorno si presenta con il bel tempo.
Mi ero dimenticato di specificare che finora non ho trovato una goccia di pioggia, sperando che continui così.

Parto da Bad Steben e invece di andare avanti torno indietro fino alla diramazione per la Hollental, ma prima do ancora un'occhiata a questa pittoresca ferrovia.
Questa è la locanda dove ho dormito, il posto è tranquillo e silenzioso.

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Aspetto il treno in corrispondenza di questa "S", la velocità è tale che ho tutto il tempo di trovare la giusta inquadratura.

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Qui comincia la valle dell'Inferno, niente di che rispetto alla tipica valle alpina.
Ma qui non siamo sulle Alpi.

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Una comoda strada forestale la percorre.

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Ecco la ferrovia, per riattivarla dovranno lavorare un po', settant'anni di abbandono si fanno sentire.

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In breve sono al confine, qui stazionano dei mezzi a memoria della ferrovia dismessa.
La locomotiva è un particolare mezzo a vapore senza forno, solo un serbatoio che funge da accumulatore; veniva caricata con acqua surriscaldata e andava avanti finché la "carica" si esauriva.

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Il confine; ne incontrerò parecchie di queste tabelle.

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Eccomi a Blankenstein, dove ricomincia la ferrovia.
Altro stato, altra compagnia, servizio essenziale ma distribuito per tutta la giornata, cadenzato ogni due ore con rinforzo negli orari di pendolarismo.
Comunque si viaggia dalle 5.30 alle 19.40, non male, per essere un paesello di OTTOCENTOSETTANTA abitanti!
Si, avete capito bene, 870 abitanti!
La ferrovia si è salvata perché qui ha sede una grossa cartiera, il legname necessario viaggia anche e soprattutto via ferrovia, lo scalo testimonia il rilevante traffico merci.
La "Zellstoff und Papierfabrik Rosenthal" trasporta via ferrovia il 63% della sua produzione e se vi fosse il collegamento con la Baviera potrebbe aumentare questa quota, ed è il più attivo tra i sostenitori del progetto di riattivazione della "Hollentalbahn".

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C'è anche un particolare che rende questa ferrovia "indispensabile": a Blankenstein inizia il "Rennsteig", un cammino di circa 170 km che affonda la sua storia nel medioevo, il più antico e il più frequentato di Germania, che attraversa la Thuringer Wald e termina vicino al Wartburg, cuore storico e spirituale della Germania.
Chi lo vuole percorrere può arrivare qui da Saalfeld in treno, o tornare verso casa una volta terminato qui.
In treno, non in autobus o peggio ancora in macchina.
100000 persone in media lo percorrono ogni anno, 100000 potenziali clienti delle ferrovia e di tutto il resto.

Io proseguo lungo la pista ciclabile, destinazione Hockeroda e poi Sonneberg (così speravo).

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La grande fabbrica è ben visibile da una delle tante collinette che bisogna valicare.

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Per fortuna è corta...

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La valle non è molto abitata, i paesi sono piccoli, questo è Bad Lobenstein, capoluogo del comune che conta circa 6000 abitanti.

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La stazione... già, la stazione.
Traffico merci, perbacco! Locomotori nuovissimi in una stazioncina che ti fa tornare indietro di cinquant'anni.

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Non ci sono sottopassaggi, sbarre, cartelli.
L'aspetto è alquanto dimesso, ma la cosa più importante c'è.
Il servizio, ovviamente.
Non ci sono pannelli a messaggio variabile, l'orologio è d'epoca, il treno è segnalato da una lampadina che si accende, ma c'è.
Sembrerò monotono, ma in Italia troviamo stazioni fantascientifiche senza treni, pannelli di ultima generazione per indicare la fermata di due treni in tutta la giornata, sottopassaggi galattici per tre passegeri...
Per favore, non parliamo male dei tedeschi, almeno loro i soldi li spendono in cose utili, non li buttano via in opere fatte per non si sa che per poi chiudere la linea.

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Diramazione a Unterlemnitz per Ebersdorf, a destra; a sinistra si prosegue per Saalfeld.
La linea raggiungeva Triptis, serpeggiando tra colline praticamente disabitate, è stata chiusa non molti anni fa ma non viene smantellata in quanto potrebbe essere riattivata se vi saranno le condizioni.

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Poco più avanti, a Wurzbach, c'è il "regresso", ovvero la ferrovia è costretta a fare inversione di marcia.
Non essendoci lo spazio per una curva adeguata all'epoca della costruzione si optò per questa soluzione; il treno arriva e inverte la marcia.
Quanto tempo si perde?
Pochi minuti.

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Piove, poi torna il sole.
Intermezzo floreal-faunistico, la farfalla è una bella Argynnis paphia, un nifalide parente delle più note vanesse.

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E questo è un "souvenir" di quelli che cercavo, affiora lungo la scarpata della ferrovia che costeggia la strada.
Non è rimasto lì. :mrgreen:

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A Leutenberg ricomincia a piovere, ma smette in breve; è ora di fare una sosta per mangiare qualcosa, sotto a quel grande albero accanto alla stazione.
Notare quanta gente prende il treno.

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E così fotografo questo pannello di benvenuto dell'epoca che fu, quando le vacanze nella DDR si facevano più o meno obbligatoriamente in certe località predeterminate.
Leutenberg era una di queste.

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Ancora pochi chilometri e la valle termina, invece che girare verso Saalfeld svolto per Probstzella e per la comoda strada che scende verso Sonneberg.
Ma... è chiusa per lavori, non si passa.
Anche la pista ciclabile è chiusa, sono lavori importanti.
Solo il treno passa perché questa è la direttrice Monaco - Norimberga - Lipsia - Berlino.

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Vorre prendere il treno, ma la stazioe più prossima non fa servizio viaggiatori.

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S-Bahn di Monaco?

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Questi qui vorrei prendermeli, tutti quanti... ma sulla bici non ci stanno e non è facile arrivarci su.
Me li porto via in foto, è già qualcosa.

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Non mi resta che cercare una strada alternativa, passando per la Koenigsthal, "Valle del Re", si arriva direttamente a Sonneberg.

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Il nome è altisonante, il paesello è minuscolo e carino.

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Ma la strada è terribilmente ripida, sale al 15-20% e in breve sono in cima alle colline.

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Quassù c'è un gruppetto di case, mi sa che un cicloturista è un evento pure per loro, non solo mi salutano, ma mi offrono un ristoro e mi domandano se serve aiuto.
In qualche modo riesco a spiegare che sto andando a sonneberg, mi indicano la strada e vedendomi sudato e impolverato mi dicono che se voglio farmi una doccia per rinfrescarmi, i loro servizi sono a disposizione!
Ringrazio, declino cortesemente l'offerta, la strada per Sonneberg è ancora lunga e il pomeriggio avanza.

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Le possibilità sono due: o passare per Grafental, Probstzella e riprendere la strada inizialmente prevista, o puntare su Neuhaus e scendere direttamente a Sonneberg.
Opto per la seconda, ignaro delle malefiche pendenze che mi attendono.

Per un po' si scende, a Schmiedefeld si incrocia la fu ferrovia Probstzella - Sonneberg, vittima della riunificazione.
Ma ne parlerò più avanti.

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Da qui per Neuhaus la strada si impenna, una rampa micidiale porta agli 830 m di quota del paese, 1 km al 15%!
Piglio il treno?
Manco per sogno, ora è tutta discesa fino a Sonneberg!

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Questo è un altro capolinea, una ferrovia che si inerpica su questo piccolo altopiano dove passa il Rennsteig.

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E poi giù!

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Altro regresso.

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Sono a Ernstthal, un tempo diramazione di una ferrovia oggi chiusa, verso Probstzella.

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Lauscha, nuovo regresso. Giusto un paio di foto, la meta della giornata è ancora abbastanza lontana.

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Steinach, qui il treno passa in mezzo alle case.

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Da qua in avanti tiro dritto per Sonneberg, dove giungo piuttosto tardi.
Trovo un alloggio e mi sistemo, la giornata è stata lunga, 10 ore in sella, 119 km con quasi 1500 metri di dislivello in salita tra le colline della Turingia, ma con pendenze degne delle Alpi più impegnative.

Traccia GPS della giornata: http://tc.mtb-forum.it/traccia.php?id=15938

4/ continua.
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Re: Viaggio bici+treno estate 2012, Germania e Rep. Ceca

Messaggiodi lucam91 il dom mar 31, 2013 18:58

Complimenti per il reportage, molto dettaglio e foto fantastiche! :mrgreen:
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Re: Viaggio bici+treno estate 2012, Germania e Rep. Ceca

Messaggiodi e550 il dom mar 31, 2013 19:43

5/ Sonneberg e "dintorni"

Sonneberg è nota per essere una delle città del giocattolo, qui ha sede un importante museo.
Prima che apra faccio un salto in stazione per fotografare il sovrapasso pedonale.
Così hanno risolto il problema, invece di imponenti scavi hanno realizzato questo altrettanto notevole sistema; ma serve anche da scavalco per la stazione, oltre che da accesso per i binari.

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Sono qui per visitare il museo del giocattolo, ospitato in questo edificio.

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Riesco a "rubare" con discrezione un paio di foto, infatti non è consentito scattare fotografie.
Giusto per capire, questa è una macchina a vapore giocattolo dell'inizio del 1900.
Più che un giocattolo, vista con gli occhi moderni, è una vera e propria opera d'arte.
Fa pensare il fatto che oggi sarebbe classificata come un oggetto pericolosissimo, per la presenza di sostanze infiammabili, parti ad alta temperatura, vapore, parti mobili facilmente accessibili.

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Posso capire le esigenze di sicurezza, però ormai stiamo esagerando.
Con queste scuse si preclude la possibilità di sperimentare, di imparare anche dai propri errori.
Mi immagino il fortunato possessore di questa meraviglia: in tenera età aveva già capito che bisognava prestare attenzione alle cose calde e alle parti in moto, facile pensare che sarà diventato un ingegnere industriale.

E che cosa dire di questi soldatini addetti al telegrafo?

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Il museo possiede preziosissime collezioni di bambole, case per bambole, pupazzi di ogni genere, modellini di treni, auto, macchinari industriali, bloccetti per costruzioni modulari, insomma presenta la storia del giocattolo in questa zona della Germania.

La città è piccola, circa 20000 abitanti, sorge ai piedi delle colline che danno origine alla Foresta della Turingia.
Il centro è manco a dirlo pedonalizzato.

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Si lavora, quando risanano una strada i lavori li fanno sul serio, e non "rubano" le vecchie pietre come da noi.

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Il vecchio municipio, nella parte antica della città.

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Sono trascorsi più di vent'anni dall'unificazione, l'Unione Sovietica non esiste più, fa un certo che vedere questo edificio, "Società per l'amicizia sovietico-tedesca" che ha visto senz'altro giorni migliori.

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Non è raro, comunque, incontrare case che hanno visto giorni migliori.
Questa bella casa a graticcio meriterebbe un restauro accurato.

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Accanto si trova un negozio chiuso da moltissimo tempo, "Konsum" era la dicitura dei negozi di generi di consumo della DDR. quando c'erano.

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Notare il dettaglio del graticcio e come arrivava l'energia elettrica.

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Esco da Sonneberg dirigendomi verso ovest, con l'idea di valicare la Thuringer Wald e scendere verso Erfurt.
La strada prescelta non è propriamente una scorrevole pista ciclabile, ma si cammina e soprattutto niente auto.

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Questa ferrovia ha una storia tutta da raccontare, ma ne parlerò più avanti.

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Anche qui il servizio è molto buono, sebbene i paesi attraversati contino poche centinaia di abitanti.

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La stazione è divenuta casa di abitazione privata, stanno preparando la scorta di legna per l'inverno, qui d'inverno fa freddo e l'inverno dura sei mesi.
La legna è un combustibile economico anche non propriamente ecologico per le emissioni di polveri, ma dove l'economia è povera non ci sono altre soluzioni.
Gas e altro costano, se in un posto si vedono molte riserve di legna significa che i soldi da spendere non abbondano.

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La modernità avanza: questo imponente viadotto servirà per la linea ad alta velocità Bamberga - Erfurt.

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Mi godo il panorama, su e giù per le colline.

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Schalkau, grazioso paese nella valle verso Schleusingen.

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Si pedala assai bene, da queste parti.

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Schleusingen è una piccola cittadina con un bel castello, si trova in un punto di passaggio tra il nord e il sud della Turingia, il castello merita una visita.
Peccato che l'ora sia ormai abbastanza tarda e che sia chiuso.

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Che ci fa questo coccodrillo? Preobabilmente la risposta è nel museo.

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Visto che la stazione è a due passi, passo per dare un'occhiata.
Tutto morto...

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Vado avanti, voglio salire verso il Rennsteig che qui passa sullo spartiacque.

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I paesi hanno quell'aria di una volta che nella Germania occidentale è scomparsa da tempo.

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La ferrovia fa come la strada: alterna tratti pianeggianti a rampe, si sale sempre più.

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A Schmiedefeld trovo alloggio, in un paesello che mostra i segni di un passato industriale ormai tramontato.
Prima che faccia completamente buio un giro per curiosare la ferrovia abbandonata lo faccio.

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A valle della stazione il binario scende a precipizio, il GPS segna una pendenza del 6%.
Non oso immaginare le difficoltà tecniche per salire fin quassù.

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A domani.

Traccia GPS: http://tc.mtb-forum.it/traccia.php?id=15936

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Sonneberg e dintorni, verso nord.

Messaggiodi e550 il ven apr 05, 2013 22:50

6/ Dal Rennsteig a Nordhausen.

Ho passato la notte qui, nel silenzio di una tranquilla località di villeggiatura, con atmosfera d'altri tempi.

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Rispetto alla nostra "modernità" qui sembra di essere rimasti a qualche decennio fa, basta guardare questo palo della luce.

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Sono in cima allo spartiacque, da qui si scenderebbe rapidamente verso Ilmenau, Arnstadt, Erfurt e via per Nordhausen.
Ma non ho intenzione di fare una tirata in bici, passerò più a ovest e piglierò un treno per Nordhausen.

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Rennsteig Bahnhof, 795 metri di quota... la ferrovia per Ilmenau ha qui il culmine, raggiunto con delle rampe al 60 per mille, incubo dei macchinisti che dovevano portar su il treno con le locomotive a vapore e ancor peggio dopo, con i "moderni" mezzi a trazione Diesel.
Qui terminarono la loro carriera le potenti Br95, ancora in uso negli anni '80, quando nemmeno con i locomotori Diesel Co'Co' si riusciva a garantire il servizio su questa linea che presenta pendenze massime del 61,2 %o
In cima non c'è lo spazio per creare una stazione abbastanza lunga, così anche qua hanno risolto con un regresso.
Impossibile che "scappi un treno" in questo modo; altrove è successo, dieci anni fa da Calalzo "scapparono" due automotrici e per un miracolo tutto è finito senza danni.

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A sinistra si scende verso Schleusingen, a destra si va a Ilmenau.

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I segnali sono accesi, qualcosa è ancora attivo.

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Questa ferrovia non è più di proprietà statale, è stata acquistata da una compagnia privata http://www.rennsteigbahn.de/ che la utilizza per scopi turistici.
Le pendenze estreme la precludono al servizio viaggiatori con i mezzi moderni, che qui non possono circolare dato che sono privi di un efficace "freno motore".
Nelle locomotive a vapore era ottenuto iniettando acqua nei cilindri e questa vaporizzando determinava una notevole contropressione sufficiente per controllare la velocità.
Anche alcune locomotive diesel della DDR potevano sfruttare il freno motore in quanto dotate di trasmissione idromeccanica appositamente concepita, ma che diede non pochi problemi di affidabilità.
E' quantomeno particolare che si possa salire e scendere con le vecchie locomotive a vapore mentre con le moderne automotrici e locomotive no.

Quassù, per l'appunto, passa il "Rennsteig", antico e tradizionale cammino che si sviluppa nella Foresta di Turingia.
Di fatto è l'unica attrazione di questa zona, a quanto pare ben frequentata se ogni anno circa 100000 persone lo percorrono.
Non saranno i numeri del Cammino per eccellenza, quello di Santiago, ma sono di tutto rispetto.

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Sulle Dolomiti, con tutto il ben di Dio che abbiamo, ultimamente va sempre meno gente su sentieri e alte vie.
Un po' perché la maggior parte sono percorsi alpinistici, preclusi ai più, un po' perché forse l'italiano medio è assai pigro, ma credo che parte della colpa sia nostra, abbiamo gente che vede di cattivo occhio i turisti e non vuole "profanatori" in montagna.
Poi magari piange se il turismo va altrove e, chiuse le fabbriche, la gente dovrà di nuovo emigrare all'estero.
Si calcola che i bellunesi sparsi per il mondo, i loro discendenti diretti, siano circa il doppio dei bellunesi residenti in provincia di Belluno.
Numeri destinati a crescere, temo.
Mah...

Ritorno verso Schmiedefeld, si può apprezzare la discesa della ferrovia.

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Da Schmiedefeld punto verso Suhl, ovvero salgo e scendo un po'; il cielo è alquanto minaccioso.

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Ma la minaccia resta tale.
Sono parecchio in alto, e devo scendere.

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Meno male che ho i freni a disco, e che la affronto in discesa!

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Suhl è un po' deludente, c'è poco da vedere, l'edificio più antico è probabilmente la stazione!

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Il centro è ben tenuto, pedonalizzato come in tutte le cittadine tedesche.

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Qualche casa ha un aspetto un po' triste.

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Ora devo valicare nuovamente il massiccio della Foresta di Turingia, ma la sorpresa è dietro l'angolo.
La ciclabile affianca la ferrovia, butto l'occhio e dalla scarpata affiora qualcosa.
Così mi fermo a cercare e saltan fuori i "souvenirs", questo è addirittura "made in Bulgaria".

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Dalla ruggine questi devono essere rimasti nel terreno per moltissimi anni.

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Riparto non poco appesantito, circa 10 kg di carico in più.
Lasciarli?
Giammai, li spedirò a casa per posta alla prima occasione utile.

Oberhof è stazione di valico, la ferrovia entra in una lunga galleria, ma la strada sale ancora un bel po' per arrivare al paese.

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Sappiamo bene che l'Unione Europea mette a disposizione ingenti fondi per le aree svantaggiate.
Qui li hanno adoperati per rifare completamente la ferrovia.
E noi? Se non erro siamo al primo posto per "incapacità nell'utilizzo dei fondi europei".

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Notare la carta delle ferrovie del "Libero Stato di Turingia"; in un colpo d'occhio sai come puoi arrivare in una data località.
Da noi una amministrazione ha risposto, ad una osservazione, che una cartina simile "non sarebbe capita dalla gente".
O siamo tutti degli idioti o, per darsi una patente di superiorità, quegli amministratori considerano che gli idioti siamo noi.
Scusate il tono polemico.

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Fatto sta che da qui si sale al 12% e la bici è carica... pazienza.

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Comuque arrivo in cima senza tanti problemi, anzi mi faccio pure una chiacchierata con uno che sale in MTB e sta faticando più di me per affrontare la pendenza.
Evito di specificare quanto pesa la mia bici...

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Questo è il punto più alto del Rennsteig.

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Monumento al lavoro del boscaiolo, in perfetto stile del socialismo reale.

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E poi... si scende!
Ora è tutta discesa, la strada è riservata alle bici.

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"VolksEigentumBetrieb", più o meno "Industria del Popolo", così erano definite le aziende nella DDR.

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Qui gli uffici postali sono dati in concessione a piccoli negozi, solitamente cartolerie/edicole/casalinghi, così sono aperti con normale orario di negozio tutti i giorni; ne approfitto per alleggerirmi del carico.
Ora si può correre, è tutta pianura, verso Arnstadt, su ottime strade ciclabili.

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Passata Arnstadt punto su Erfurt, da lì prendo un treno per Nordhausen; la pianura da attraversare sarebbe troppo lunga e monotona.

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Domani è domenica e voglio salire sull'Harz con il treno a vapore, percorrendo il tratto meridionale della HSB.

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Il trenino è già pronto per l'indomani.

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Ritorno sulle Harzer Schmalspurbahnen

Messaggiodi e550 il dom apr 14, 2013 8:36

7/ Ritorno sull'Harz.

Nel 2009 ero salito dalla parte di Wernigerode, questa volta intendo salire da Nordhausen e scendere in bici sul versante nord.
Ritorno qui per rivedere dei luoghi che avevo lasciato un po' da parte, ero transitato un po' di corsa e mi ero ripromesso di tornare.
Nordhausen è una bella cittadina, anche l'albergo merita una considerazione.
Lo stile è quello di tanti anni fa, epoca DDR, non molto diverso da quello dei nostri anni '70.

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La città è favorita dal suo sviluppo su ampi spazi, qui si circola fin troppo agevolmente in bicicletta.

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La rete tramviaria è molto moderna.
Scordatevi i tram traballanti e sferraglianti che arrancano in certe nostre città, questi sono silenziosi e veloci.
Per essere una città di soli 45000 abitanti possiede tre linee tramviarie.
Sto pensando alle polemiche su città come Padova o Mestre dove si ritiene che un tram non abbia senso di esistere, e sono città di dimensioni ben più grandi.
Non avrebbe senso perché fa rumore, perché le bici si incastrano nelle rotaie, perché le auto non possono più percorrere certe strade...
E allora qui come la mettiamo?

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Della città antica non rimane molto, questo è il municipio.

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Quando vedo questi cartelli penso che per fortuna, da qualche parte, c'è ancora il senso della ragione.

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Quando in Italia si stabilì che le bici possono andare contromano nelle strade a senso unico, purché siano soddisfatte alcune condizioni, si levarono cori di persone indignate, per il 99,999% automobilisti che non vogliono "ostacoli" sulla loro strada.
Li spedirei tutti qui per un po', ovviamente in bici, a pedalare per imparare l'educazione.

Ma non si deve dimenticare che da queste parti, un poco più verso nord, nelle "fabbriche" scavate nel massiccio dell'Harz, i tedeschi avevano avviato la costruzione delle famose V2.
Il campo di Mittelbau-Dora era destinato ai lavori forzati, prigionieri di varie nazionalità furono impiegati in stato di schiavitù in condizioni terribili, principalmente per la produzione di materiale bellico.
Oggi è un memoriale, uno dei tantissimi che si possono trovare ovunque in Germania.

In stazione il treno è pronto, i macchinisti stanno accudiendo la locomotiva, tra una oliata e una passata di straccio per lucidarla.

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Mi piazzo in coda al treno, un po' per fare qualche foto durante la salita, ma soprattutto perché nell'ultima parte della salita mi troverò in testa.
Per il momento è quasi vuoto.

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Si parte, la marcia è lenta e non si superano i 40 km/h.
I passaggi a livello hanno giusto le croci di S. Andrea, nient'altro.
Solo quelli sulla strada principale hanno le barriere.
Anche questo è segno di educazione; arriva il treno? Ti fermi e lo fai passare, poi passi anche tu.
Non ti fermi?
Beh, la locomotiva pesa sessanta tonnellate, fai tu...

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Non ci sono separazioni fisiche tra la ciclabile e la ferrovia, è abbastanza chiaro che sul binario cammina il treno e non altro.

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Un tram... ma non c'è la linea elettrica.
Va a batteria. Evidentemente la spesa di elettrificare molti chilometri di ferrovia non valeva il risultato, molto meglio acquistare alcuni tram con le batterie di accumulatori.
Tanto più che oggi con le tecnologie elettroniche la gestione di più sistemi di alimentazione è quasi uno scherzo.
E qui ritorna in mente il gommotram di Padova, quel coso fabbricato da una ditta fallita che in alcuni tratti va a batteria.
Anche i tram normali possono camminare con alimentazione da batteria di accumulatori e, a differenza di quello patavino, sono dei prodotti standard realizzati in grande serie.
Ma noi siamo sempre degli specialisti nel complicare le cose, in questo caso siamo andati a comperare un prodotto francese che ha avuto ben poco successo.

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Tra curve e controcurve si arriva a Eisfelder-Talmuhle, stazione di diramazione.

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Per i treni ordinari vengono usate delle piccole automotrici.

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Questo lo fanno di proposito: in uscita dalla stazione i due treni viaggiano in marcia parallela, anche questo è una attrazione.

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il percorso è ancora lungo, il paesaggio tutto sommato un po' monotono, sempre all'interno di una fitta foresta.

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Stazione di Benneckenstein.

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Elend, 506 m s/m.

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Drei-Annen Ohne, bisogna far sosta per il pieno d'acqua.
Anche il treno si riempie con i passeggeri che salgono da Wernigerode e devono cambiare per il Brocken.

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Si riparte alla volta della cima.
Il treno è pieno e per la mia "disperazione" dovrò restare sul terrazzino. :smile:

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Le piccole carrozze sono del tipo "a terrazzini", vale a dire che durante la marcia si può stare anche all'esterno.

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Ai 1141 metri del Brocken fa piuttosto fresco, nel tempo che serve per scendere e rimettere su le borse hanno già fatto fare il salto alla locomotive, un quarto d'ora e il treno riparte in discesa.

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Scendo anch'io, ma... al passaggio a livello mi fermo per riprendere questo che sale.

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Di nuovo a Drei Annen Hohne, un treno aspetta che la locomotiva faccia rifornimento.
Notare la "cabrio-wagen".

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La discesa verso Wernigerode è corta, sono ormai alla periferia.

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E qui c'è la sorpresa.
Il treno cammina per la strada, passa davanti alle linde casette della periferia.
Non ci sono barriere, semafori, cancellate, solo qualche segno sulla strada per ricordare che la sosta non è opportuna.
Attenzione quando si esce in retromarcia dal garage...

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Palo della luce con decorazioni in ghisa.

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La "cabrio-wagen" è piena e attaccata a ridosso della locomotiva.
Sconsigliato se si è vestiti di bianco, se si hanno i capelli lunghi e ricci. :smile:
E si paga pure il supplemento!

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Il capolinea di Wernigerode.

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Con dei sovrapassi fatti in questo modo è uno spasso andare in bici!

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Due foto al centro, strapieno di turisti.

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Mi dirigo verso Halberstadt.
In un paesello a metà strada...

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Manca poco ad Halberstadt.

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